5 - Zio 'ntonio il ciarammelaro

     Accanto alla bancarella di Melo c'era quella di zio 'ntonio 'u ciaramiddaru (suonatore di cornamusa), al secolo Antonio Scarfellotto da Maletto, paese di montagna, di pecore e di pecorai. La sua specialità che diventava mestiere durante il periodo natalizio era quella di suonare la ciaramedda, uno strumento a fiato, ricavato dalla pelle di una parte della pecora, anzi di quasi tutta la pecora.

I ciaramiddari, scendevano in città e suonavano la novena di Natale davanti ai presepi di chi li ingaggiava. Suonavano tutti i giorni con orari prestabiliti per circa quindici giorni, poi, quando avevano finito ricevevano la paga concordata in precedenza per il servizio reso. Far suonare la novena di Natale davanti al proprio presepe era la maniera di fare musica natalizia.

Non si sapeva ancora bene cosa fosse il panettone, l'albero natalizio e Babbo Natale.

I regali? “Pp’è morti! A novembre!. (Per la ricorrenza dei defunti i morti portavano i regali ai bambini.)

A casa mia 'zi 'nToni veniva di sera, intorno all'ora di cena e per lui era riservata una mafalda (tipica forma di pane) imbottita con peperoni arrostiti e cotoletta, accompagnata da un bicchiere di vino. Anche da altre famiglie, già dal primo pomeriggio, per via del freddo. gli veniva offerto un bicchiere di vino e di conseguenza quando arrivava a casa nostra, il movimento della novena che di solito era un larghetto lento e moderato, diventava un andante ritmato altalenante per via dei troppi bicchieri tracannati in precedenza.

Scoprii più tardi la musica rock e mi convinsi che 'nTonio il ciaramellaro sarebbe stato un ottimo musicista rock se fosse andato a suonare la ciaramella a Nashville. Del resto, alcoolizzati e drogati hanno sempre suonato magnificamente! Forse in quegli anni, al posto del vino, gli avrebbero offerto un po' di LSD e il risultato sarebbe stato lo stesso.

Da ciò si intuisce che il vino, rispetto ad altre droghe, costa meno e sicuramente fa meno danni.

Quando le ciaramelle non si suonarono più, Antonio venne assunto da un commerciante di giocattoli che girava per i mercati nelle fiere paesane e quando il suo principale smise, calando nella tomba, Antonio rilevò dalla vedova la licenza di vendita e il magazzino con la merce, continuando a fare i mercati durante tutti i giorni della settimana.

Andava a Lentini per la fera 'o luni (la fiera del lunedì) che si teneva di giovedì (sic!). A Piazza Armerina andava il marte; il mercole a Vizzini. Di giove a Belpasso, chiamata Malpasso quando c’erano ancora i briganti mentre adesso, al loro posto, ci sono solo comuni delinquenti. Di venere andava a Giarre e al sabaturia alla fiera di Catania. La minica matina in qualche festa paesana. Il lune di riposo e per organizzare la settimana a venire.

I vecchi ricordi, - o sanno bene chi ha la casa piena di cianfrusaglie - fanno fatica a morire e così la ciaramella di Antonio restò bene in vista, troneggiando da sola sulla parete più grande della sala da pranzo. Alcune volte, per accontentare i suoi figli, Antonio la suonava con la segreta speranza che almeno, uno di loro, non dico di suonarla, ma almeno guardarla, anche solo per ricordare il tempo e il padre.

Chi sicuramente si era scordato di quello strumento e che non avrebbe nemmemo potuto ricordarlo era la povera pecora usata per realizzarlo!

Davanti alla bancarella dello 'zi 'ntonio i bambini restavano abbabanuti (basiti).

Su quella bancarella, alla vista dei suoi tanti giocattoli esplodeva la vera sostanza della vita:

 

l'impossibilità di ottenere tutto quello che dalla vita si potesse desiderare.

I giocattoli invenduti e anche quelli che non erano più di moda, stavano sempre in bella mostra sulla bancarella. Antonio non si sarebbe mai sognato di buttarli via. Ne aveva avuti talmente pochi da bambino che disfarsene gli sembrava un sacrilegio. Di conseguenza, anno dopo anno, la sua bancarella diventava il museo di diverse generazioni. I giocattoli più antichi accanto a quelli più nuovi: una bambola di pezza a fianco di un gormita fluorescente; il trenino di latta vicino al cubo magico; l'automobile di Batman di fronte alla pistola di Pecos Bill.

Da grandi si diventa collezionisti; da giovani si è consumatori.

Anche in amore e nella passione è un po’ la stessa cosa.

Sarebbe lunghissimo l'elenco dei giocattoli di 'zi 'ntonio, non solo considerandoli come oggetti ma anche elencandone le diverse connotazioni emotive.

Un museo delle tre età, raffigurato in un album di ricordi che il tempo e l’umidità le rendono poco sfogliabili. Pagine ingiallite coi bordi masticati.

Se così non fosse cos'altro potrebbe essere un giocattolo?

Peccato che  'U spassu non dura tuttu ‘u tempu.