2 - La Signora Lauricella

     La Signora Lauricella era sposata da circa trent'anni e non aveva mai avuto figli. Solo verso i quaranta rimase incinta e partorì una bella bambina. Malelingue del paese misero in giro la voce che nove mesi circa, prima del parto, suo marito era andato a Treviso per far visita alla sorella e che c'era rimasto per più di un mese.

“E’ mai possibile?”, si chiedeva la gente del quartiere, che uno spermatozoo potesse essere talmente lento da metterci più di un mese per attivarsi?!

Diciamo pure che si trattava di calunnie ma diciamo anche che non erano poi del tutto infondate. La gente del luogo non si poneva la domanda per sola curiosità ma principalmente perché ci teneva molto a farsi i cazzi degli altri.

Anche questo deriva dalla fecondità della terra.

Il papà della signora Lauricella si chiamava Sebastiano e lo stesso nome portava il papà del neopapà. E fu così che la bambina, per tradizione e non per disgraziata e grossolana usanza (!), si chiamò Sebastiana, diminuito in Ana, dialettizzato Jana.

     Jana a metà degli anni ’60 divenne un toppolo -il termine potrebbe essere tradotto ma risulterebbe sempre poco corrispondente al vero- , diciamo che divenne una gran bella ragazza: tonda ma non grassa, formosa ma di giusto peso. Fossette sulle guance rosate e mani rotonde.

Voi dite: -“Ma le mani,… che c’entrano le mani?!”

-“C’entrano, c’entrano!” Immaginate com’è fastidiosa una mano spigolosa quando scivola sulla superficie dell’acqua!

Essere formose e piacevoli non significa necessariamente trasbordare ma possedere giuste, sode e sane rotondità in alcuni punti del corpo. Il connubio è perfetto quando a queste doti si aggiungono una personalità allegra, una spontaneità di carattere e una risata accattivante e contagiosa.

Tutte cose, queste, che fanno di colpo rizzare il pelo, e non solo in testa.

 

Jana possedeva esattamente queste doti e, intorno ai sedici anni, fece la fujtina (fuga d’amore) con Melo, pescivendolo come suo cugino Alfio.

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   Melo vide Jana per la prima volta al battesimo di un suo nipote, figlio di una delle sue tre sorelle. E quando la vide, nonostante si trovasse in chiesa, nel momento in cui il prete versò l'acqua benedetta sulla testa del bambino, - e forse per colpa di quella santa acqua benedetta -, sentì una sensazione di umido scorrergli lungo la schiena, fino alle ginocchia.

Dovette uscire sulla piazzetta antistante la chiesa per evitare che l'occhio della gente si accorgesse della sua espressione trasognante e di quella macchia di umido sui suoi pantaloni .

 

Jana e Melo, dopo quella prima esperienza, si frequentarono con la complicità di Agatella, sorella minore di Melo. Agatella e Jana frequentavano la stessa mastra (scuola artigianale di cucito) per pantalonaia, nella sartoria della zia Tana a San Berillo nuovo, così chiamato per distinguerlo da San Berillo vecchio.

Meglio che il popolo sia creativo, piuttosto che costruttivo.

Il sentimento di Melo non era paziente fino al punto di poter aspettare, come di consueto, il lungo tempo di un fidanzamento. Il suo pensiero s’induriva sempre di più, mentre quello di Jana prudeva. I genitori di solito consigliavano di portare pazienza: soldi ce n’erano pochi e bisognava metterli da parte con parsimonia, al fine di organizzare un matrimonio onorevole.

ché l’occhio della gente occhio di Dio è!

Il Vangelo non lo dice apertamente ma è questa la regola di non sapersi fare i cazzi!

Fu cosi che Melo e Jana pensarono insieme di risolvere il problema con la classicità della fujtina. Vero è che alcune volte la fuitina era anche un provvidenziale espediente, complice l’intera famiglia, per evitare le spese non previste di un matrimonio.

Un matrimonio affrettato e per di più con un salvadanaio rotto, sarebbe costato molto meno di un matrimonio organizzato per tempo e con un salvadanaio ancora intatto: Abitudini del luogo.

Nel caso di Melo e Jana il vero motivo non fu tanto la mancanza di liquidità, quanto l’impazienza del sentimento e del pensiero.

Il fastidio del prurito e dello sgocciolamento.

Non lo decise Melo da solo; anche Jana fu dello stesso avviso. Infatti, dal momento in cui, quella volta in chiesa, durante quel battesimo di cui abbiamo detto, si era accorta, abbassando lo sguardo, del malessere umido di Melo, non era stata più capace di allontanare dalla propria mente quel che aveva visto e quello che aveva immaginato, al di là della sua stessa vista.

Ogni qualvolta che Melo passava sotto le sue finestre, e ciò accadeva tutti i giorni al mattino presto e verso l'ora del vespro, Jana lo guardava negli occhi e poi abbassava i suoi. Non lo faceva per un senso di timidezza o di prudenza; lo faceva in memoria di ciò che aveva visto quella volta in chiesa, sperando di poterlo rivedere ancora.

Non potendo, da sera a mattina, andare avanti in tale situazione risolsero insieme per la fujtina.

     Melo e Jana facevano i mercati. Lui con il pesce e lei con le verdure e la frutta che il nonno materno Sebastiano, detto ‘zu Januzzu, coltivava e produceva nella sua piccola campagna. (“canpagna” è un terreno coltivato che si chiamava così anche se è in collina o sul mare, anche se coltivato a orto, frutteto, agrumento o altro. Anche quando vi si pianta, di nascosto, carne umana.)

 

Al mercato la bancarella di Jana era sempre la più affollata; non solo per la bontà della merce che vi si vendeva ma principalmente per l’avvenenza della fruttivendola. Almeno, in considerazione del fatto che intorno alla bancarella c'era sempre un gran pieno di uomini di tutte le età.

 

 I giovani per il presente,

i vecchi per ricordare il passato,

i pensionati per risparmiare.

 Jana però, al contrario di Amalia, teneva, in tutte le circostanze, un comportamento riservato e più che irreprensibile.

    La bancarella di Melo stava sempre di fronte a quella di Jana. Lui, di nascosto, regalava sempre un po’ di pesce ai vigili urbani in servizio (integerrima categoria di funzionari!), per avere sempre fisso il suo posto e per ottenere piccoli favori clientelari. Per via del suo lavoro Melo teneva sempre il pesce in mano; tanto che Jana non mancava mai di nulla. Tra un pesce e l'altro, una spigola, un merluzzo, un sarago e principalmente lo stummo – sempre quello con un solo occhio - aveva fatto sfornare alla moglie quattro figli tutti maschi, per la gioia della nonna Lauricella.

Ah!,Dimenticavo di dire che quando il marito della signora Lauricella tornò da Treviso, fece un paio di conti e, nonostante il fatto che avesse frequentato solo le prime due classi della scuola elementare - bocciato due volte nella seconda classe per colpa delle tabelline - ne dedusse che la bambina non poteva essere sua. Non perché ne fosse fortemente convinto ma perché a lui. l’attrezzo gli si rizzava solo quando l’Atletico Catania vinceva, e quell'anno il Catania, era retrocesso in serie C.

Comunque, per non fare bordellino, lasciò la moglie e si trasferì in Svizzera, in casa di un suo cugino che era espatriato dodici anni prima. Questo cugino, soprannominato Tanghi tanghi co’ bottu, aveva lasciato la città per avere più largasia (libertà di movimento), in quanto, per lui, il Catania, era rimasto sempre in serie C subendo, nel tempo, anche gravi retrocessioni.

     Jana amava tanto il proprio lavoro e la sua bancarella era la più ordinata e pulita di tutto il mercato. Ricca di ogni genere di merce, della quale conosceva l'origine, le caratteristiche e la maniera di cuocerla e servirla.

I nonni contadini le avevano insegnato tutto ciò che serve per scegliere con cura gli alimenti della terra. Il modo di  cuocerli e di conservarli dopo la cottura. Si andava a comprare da Jana, anche e soprattutto, per trovare ortaggi freschi e chiedere quei consigli che lei elargiva ben volentieri.

Verdure e ortaggi di una volta...

…quando i finocchi erano veri finocchi e non come quelli ‘da Villa Bellini. Finocchi originali come quelli ‘da Piazza Roma!

 

L'accia (sedano), piccante e verdissima. Nella caponatina una vera delizia.

La lattuga che andava bene di sera, accompagnata al formaggio; così facevano i vecchi. Con il brodo di cottura ci si poteva sciaqquari la bocca contro il mal di denti, specie per lenire il fastidio di un ascesso.

Le carote andavano bene per colorare le piume agli uccelli ma anche per i bambini rachitici.

L'uva proveniva da svariate famiglie: regina, Italia, fragolina, americana, zibibbo, moscato e moscatello, spina, lacrima di Cristo e così via.

Le albicocche tonde, vellutate e rossarancio con un lato puntinato di marrone.

I limoni gialli e succosi -quattro fioriture all'anno- i verdelli di Mascali, buoni per il pesce e per il rosolio.

I persica di la chiana (pesche della piana di Catania), quelli spicchialori che si staccavano magicamente dal guscio lasciandolo lindo e martellato, simile a un bugnato rinascimentale.

Eh, la signora Jana!

Averne femmine come quella, e non solo nel senso degli ortaggi.

Acqua e foco, dacci locu!