1 - Alfio, Amalia e il profumo del gelsomino

C’era un tempo a Catania, come in altri luoghi della Sicilia, l’abitudine femminile di passeggiare per le vie del centro tenendo in mano un mazzetto di gelsomino. I mariti lo compravano alle mogli, i giovani alle fidanzate e gli uomini maturi alle loro amanti. Anche nei cinema all’aperto, le arene, che in città erano tante, si potevano comprare mazzetti di gelsomino. Nei piccoli bar, interni al cinema, si potevano anche acquistare una fetta di limone, da condire con sale o bicarbonato, una gazzosa, un ghiacciolo o l’immancabile simenza (semi di zucca salati), che nelle arene più popolari veniva gettata a terra dopo essere stata svuotata in bocca. Al cinema Carmine di piazza Carlo Alberto - due film, 25 lire - veniva direttamente sputata sul pavimento.

Era gente molto raffinata la clientela del cinema Carmine!

Per questo motivo, ma non solo per la simenza, gli spettatori benestanti andavano in tribuna che stava appena sessanta centimetri più in alto della platea.

C’è gente che si eleva solo cambiando casa.

    Alfio aveva comprato, con affetto per Amalia, un mazzetto di gelsomino e controllava, a destra e a manca, che nessuno taliasse (guardasse) la sua donna. Ma lei, mentre Alfio guardava a destra,

          s'ammuccava (s’imboccava-accettava) a manca 'nbigliettinu         del Cavaliere Turi Lentini, noto fimminaro (sciupafemmine) di provincia e città.

 

Mah “sarà la fragranza del gelsomino!”

…pensava Amalia fra se e se, sentendosi pizzicare il naso, mentre la mano del cavaliere pizzicava un po' più sotto del naso...e dalla parte opposta!

E' cosa risaputa anche alle basole (pietre laviche per lastricare) che

“’a fimmina troppu taliata (guardata), prima o poi, veni arrubbata!” (rubata)

Certo che se Alfio si fosse minimamente accorto di quello che, alle sue spalle, e sotto ai propri occhi, stava accadendo, sarebbe successo un quarant'otto… e forse anche un 96!

     Alfio non era certo uomo che portava i pantaloni alla leggera, così, solo per coprire il pelo delle gambe!

I pantaloni, quando si dice “portare i pantaloni”, nel paese di Alfio assumeva il valore del simbolo. Come di un blasone che identificava l’esatta collocazione genetica con evidente riferimento al genere e al sesso.

Tutte le persone di sesso maschile infatti, indossavano i pantaloni ma c'era modo e modo di portali!

 

Anche i fimminielli napoletani portavano i pantaloni, ma con la cintola un po' più bassa e un portamento più ondulatorio di come li avrebbe portati un vero uomo. Inoltre, per i casi di più immediata necessità, alcuni di loro, come i puppazzi dei cimina (sic!) (cinema) catanesi Mirone, Caronda, Concordia o Eliseo, per citarne alcuni, li indossavano girati, con la cerniera sulla parte posteriore, con l'unico inconveniente di doverseli abbassare per fare la pipì. Ma era più comodo per altri usi.

A dire la verità, alla fine degli anni '60, questo accadeva anche al cineteatro Fossati di Milano.

Come dire che tutto il mondo è paese!

Dicevamo che …se Alfio si fosse accorto di qualcosa, muto come un pesce e senza neanche chiedere spiegazioni, avrebbe tirato fuori un bell'alliccasapuni (tipo di coltello fuori misura) e l'avrebbe infilato dritto dritto nella pancia del cavaliere. Sulla lama non ci avrebbe stricato (strofinato) neanche lo spicchio d'aglio ma sarebbero bastati il veleno e la rabbia che teneva in corpo per avvelenare mortalmente l’insolente Dongiovanni. Ma la levatura sociale del Cavaliere non consentiva l’immediatezza del gesto perché la giustizia, in simili casi, avrebbe comunque trovato o inventato prove a discolpa di un suo compare o socio o affiliato che fosse, secondo l’antico detto:

Lu re, li corna li fa ma non li voli fatti!

Una diversa strategia avrebbe richiesto che il sanguecaldo di Alfio si potesse raffreddare per un istante, suggerendogli di denunciare lui stesso l’accaduto, gridandolo pubblicamente:

Ohè, sintiti, sintiti tutti!

Che la gente sentisse! Per ottenere all’istante immediata soddisfazione al cospetto di testimoni volenterosi. Chè sempre si trova qualcuno:

‘A malaerba non mori mai!

Sarebbero stati trovati subito i padrini per entrambe le parti che avrebbero fissato la data e il luogo per un duello riparatore. Così facendo tutto sarebbe rientrato nella norma e solo così, l'orgoglio del figlio del popolo e la levatura sociale del Cavaliere Lentini, avrebbero trovato pace morale e giustizia sociale.

Pace morale e giustizia sociale!

“Chi è, si mangia?” - “No, e neanche si beve!”

 

     Meno male che Alfio non si sia accorto di niente.

Lui, pescivendolo alla pescheria di Catania, nei pressi dell’acqua a linzolo (la fontana dell’Amenano con la caratteristica cascata d’acqua piatta), non essendo uno stratega, non era in grado di attuare una diversa strategia da quella che il cuore e l’istinto gli suggerivano.

Se avesse dato ascolto al calore del sangue e al freddo della terra, avrebbe sventrato all'istante quel dongiovanni di borgata, tirandogli via dalla pancia le sue nobili budella per attaccargliele al collo, lasciandolo poi in quella pozza di sangue che l’amaro destino di entrambi gli commissionava.

Alcune storie obbediscono solo a se stesse e non alla ragione.

Piuttosto, riflettendo su quanto accaduto, si sarebbe potuto pensare:

“Perché Amalia, che pure non aveva mai conosciuto il Cavalier Lentini, aveva sorriso e accettato una avance tanto ardita?”

Forse Amalia avrà lasciato intendere qualcosa…forse…forse, non volendo…probabilmente per caso,… forse avrà inviato qualche segnale equivoco…

Uhm uhm uhm.. di sicuro c’è stata leggerezza o irresponsabilità!

Perché mai un uomo della buona borghesia locale avrebbe dovuto rischiare la vita per un capriccio … e nemmeno per una passione?

Solo per una modesta fragranza di gelsomino?!

                                         O per qualcosa che stava … appena sopra del gelsomino?

E noi sappiamo che la fragranza che stava al di sopra del gelsomino non era modesta! Anzi, era più che sontuosa, morbida, invitante, generosa e …ammaliante.

Ma com’era la fragranza di Amalia?

     La risposta a questa insidiosa domanda non è semplice e potrebbe anche apparire irrispettosa nei confronti di Amalia e delle donne in generale.

Proverò a descriverla, sperando nel perdono femminile, nella comprensione maschile, nella certezza della scienza … e nell’intelligenza delle persone.

      C qualcosa che pulsa nelle vene di tante donne a prescindere dal luogo d’origine, appartenenza di razza e sviluppo sociale.

 Qualcosa che a qualsiasi latitudine scorre sotto la pelle di tante donne e che prende nomi e forme diverse, secondo le rispettive longitudini di appartenenza.

Nella Catania di alcuni decenni fa questa tipologia esistenziale femminile si materializzava in uno sguardo chiamato ladro, esaltato dal quel movimento che i fianchi sviluppavano durante la passeggiata, quando si teneva in mano un mazzetto di gelsomino.

L'assunto filosofico - concettuale che formava il pensiero di questo tipo di donne, poteva essere verbalizzato con la seguente frase:

“Mamma Ciccu mi tocca. Tocchimi Ciccu ca ‘a mamma non c'è!

Inoltre, a causa di un dinamico fattore psico-chimico che influenza l’apparato cerebrale e che si sviluppa fin dalla prima infanzia, a livello embrionale, coinvolgendo, per consueta familiarità, svariati filamenti del DNA, si vengono a creare particolari stati psico-fisici che intervenendo sull’aspetto corporeo, fanno assumere forme piene, tonde e morbide dalle elevate capacità attrattive.

Tali fattori fanno sì che nelle vene di queste persone, femmine per lo più, ma anche di sesso opposto, alcune volte, scorra una sostanza invasiva, che al di là di qualsiasi metafora, si potrebbe definire, senza arrecare offesa ad alcuno, buttanaggine.

Più comprensibile risulta il termine allorquando lo si pronuncia con più b al suo inizio.

Molto di questo sapeva il nostro conterraneo Vitaliano.

Il termine non intende esprimere un giudizio morale, perché non è riferito a coloro che lo fanno per mestiere e nemmeno a quelle categorie di professionisti che quotidianamente si espongono sulle copertine delle riviste o che si affacciano dagli schermi della tivù. Queste ultime categorie, assieme a quelle dei cronisti della politica e del costume, fanno invece derivare la loro bbbbuttanaggine dalla ferrea volontà di volerlo - e doverlo - essere per indole, formazione, versatilità e vocazione.

Come dire: “Lo fai perché ci sei, ci sei nato…è il tuo mestiere e non sai fare altro!”

Nel caso di Amalia, e delle donne a lei simili, la buttanaggine era ed è un pregio; un modus vivendi, a volte invidiato da tante altre donne che, non riuscendo ad imitarle per carenza di fondi o fondamenta (v. Teoria della Gestalt), si rivolgono agli specialisti, sperperando il proprio denaro o quello dei loro mariti, per cure, indumenti e prodotti inutili.

Come dire: “Sordi persi!”

Nel senso che “Cu nasci tunnu non po’ moriri quadratu e cù nasci quadratu non po’ moriri tunnu!”

In altre parole: la bbbbuttanaggini est forma mentis che rinvigorisce gli uccelli perché portatrice di nuova vita. Una Bottas de vita che preannuncia la primavera. Un Dono del cielo, in linea con la natura.

La buttanaggine, in sostanza, è un piacevole gioco cui partecipa chi vuole. Una pratica utile a portare avanti la vita in tutti i sensi.

Senza musica non si canta messa; non si va a ligna senza corda e non si ratta formaggiu senza grattalora.

(non si va a far legna senza la corda, e non si gratta formaggio senza la grattugia)

    Il Cavalier Lentini e Alfio, in realtà, erano parecchio diversi per origini di rango e costumanza quotidiana. Quasi coetanei d’età ma distanti anni luce per abitudini, formazione e maniere.

 

Il Cavaliere Lentini, come tutti i nobili e i borghesi era stato educato a raspare (grattare, graffignare) impunemente dalla vita degli altri.

Alfio, catanese DOCG, era smargiasso, vanitoso, buttava di fuori la triaca e spacchieggiava a destra e a manca. (si dava delle arie)

Per via del sangue e della terra, i destini di questo tipo di uomini, sono segnati fin dalla nascita. Da un punto di vista antropologico se ne potrebbero compilare due liste ben distinte e che, salvo poche eccezioni, possono ricondursi a tipiche tipologie caratteriali. Da queste poi, a seguito degli studi di Lévy-Strauss, Lombroso, Freud e altri, ne scaturiscono una teoria infinita.

 A singole tipologie possono corrispondere determinati mestieri, professioni o modi di essere, come specificato nella seguente tabella*:

 

Tipologia Lentini

Alfio tipology

Maccagnuni

Sautanassi, fossi o bancu

Lima surda

Giniusu - Ginirusu

Muzzicavisuli

Sangusu

Mangia pani a tradimentu

Smaniusu - Vucitaru

Vili – Superbu e Pricchiu

Triacusu

Vagabunnu

Travagghiaturi

Possibili tipologie caratteriali comuni ad entrambi

Spacchi e pirita

Uccalarga o Ucca di cantru

Probabili professioni e mestieri esercitati

Ragiuneri o Latifondista

Chiancheri o Pisciaru

Nutaru, Avvucatu, Assissuri

Fruttaiolu o Gilataru

Parrinu

Luppinaru

*Per comprenderne a fondo il significato si rimanda all’uso di un dizionario dialettale.

e così, dicevamo che mentri lu pasturi si cunta li pecuri davanti, lu lupu si mangia chiddi d'arreri.       (Il lupo mangia le pecore che stanno dietro, mentre il pastore controlla quelle davanti)

 

Il destino fortunamente volle che Alfio, né prima né dopo, si accorgesse di niente, ….“Dopo” significa che al primo bigliettino ne seguirono altri.

 

Alfio andava spesso a pesca e molte volte restava fuori anche di notte, specie quando c’era il passaggio dei masculini d’à ‘trizza, (alici di Acitrezza) mentre Amalia si guardava il passaggio dello stummu c’ù ‘n’occhu! (metafora dello sgombro con un solo occhio centrale e che non è Polifemo)

E poiché “U pisci è pisci, ma ‘a carni è carni”

Amalia rimase ‘ncinta!

                    

E … di conseguenza, Alfio che non era stratega,

non pensò a una strategia diversa dal sangue e dalla terra.

Il Cavaliere dovette mangiare in bianco per tutta la vita, perché gli venne a mancare un pezzo d’intestino.

Nessuno seppe mai chi era stato.

E fu così che la giustizia (!) fece il suo corso

Perché quando essa è circondata dal mare, diventa muta, sorda e invisibile.

 

 

1 - Alfio, Amalia e il profumo del gelsomino

C’era un tempo a Catania, come in altri luoghi della Sicilia, l’abitudine femminile di passeggiare per le vie del centro tenendo in mano un mazzetto di gelsomino. I mariti lo compravano alle mogli, i giovani alle fidanzate e gli uomini maturi alle loro amanti. Anche nei cinema all’aperto, le arene, che in città erano tante, si potevano comprare mazzetti di gelsomino. Nei piccoli bar, interni al cinema, si potevano anche acquistare una fetta di limone, da condire con sale o bicarbonato, una gazzosa, un ghiacciolo o l’immancabile simenza (semi di zucca salati), che nelle arene più popolari veniva gettata a terra dopo essere stata svuotata in bocca. Al cinema Carmine di piazza Carlo Alberto - due film, 25 lire - veniva direttamente sputata sul pavimento.

Era gente molto raffinata la clientela del cinema Carmine!

Per questo motivo, ma non solo per la simenza, gli spettatori benestanti andavano in tribuna che stava appena sessanta centimetri più in alto della platea.

C’è gente che si eleva solo cambiando casa.

    Alfio aveva comprato, con affetto per Amalia, un mazzetto di gelsomino e controllava, a destra e a manca, che nessuno taliasse (guardasse) la sua donna. Ma lei, mentre Alfio guardava a destra,

          s'ammuccava (s’imboccava-accettava) a manca 'nbigliettinu         del Cavaliere Turi Lentini, noto fimminaro (sciupafemmine) di provincia e città.

 

Mah “sarà la fragranza del gelsomino!”

…pensava Amalia fra se e se, sentendosi pizzicare il naso, mentre la mano del cavaliere pizzicava un po' più sotto del naso...e dalla parte opposta!

E' cosa risaputa anche alle basole (pietre laviche per lastricare) che

“’a fimmina troppu taliata (guardata), prima o poi, veni arrubbata!” (rubata)

Certo che se Alfio si fosse minimamente accorto di quello che, alle sue spalle, e sotto ai propri occhi, stava accadendo, sarebbe successo un quarant'otto… e forse anche un 96!

     Alfio non era certo uomo che portava i pantaloni alla leggera, così, solo per coprire il pelo delle gambe!

I pantaloni, quando si dice “portare i pantaloni”, nel paese di Alfio assumeva il valore del simbolo. Come di un blasone che identificava l’esatta collocazione genetica con evidente riferimento al genere e al sesso.

Tutte le persone di sesso maschile infatti, indossavano i pantaloni ma c'era modo e modo di portali!

 

Anche i fimminielli napoletani portavano i pantaloni, ma con la cintola un po' più bassa e un portamento più ondulatorio di come li avrebbe portati un vero uomo. Inoltre, per i casi di più immediata necessità, alcuni di loro, come i puppazzi dei cimina (sic!) (cinema) catanesi Mirone, Caronda, Concordia o Eliseo, per citarne alcuni, li indossavano girati, con la cerniera sulla parte posteriore, con l'unico inconveniente di doverseli abbassare per fare la pipì. Ma era più comodo per altri usi.

A dire la verità, alla fine degli anni '60, questo accadeva anche al cineteatro Fossati di Milano.

Come dire che tutto il mondo è paese!

Dicevamo che …se Alfio si fosse accorto di qualcosa, muto come un pesce e senza neanche chiedere spiegazioni, avrebbe tirato fuori un bell'alliccasapuni (tipo di coltello fuori misura) e l'avrebbe infilato dritto dritto nella pancia del cavaliere. Sulla lama non ci avrebbe stricato (strofinato) neanche lo spicchio d'aglio ma sarebbero bastati il veleno e la rabbia che teneva in corpo per avvelenare mortalmente l’insolente Dongiovanni. Ma la levatura sociale del Cavaliere non consentiva l’immediatezza del gesto perché la giustizia, in simili casi, avrebbe comunque trovato o inventato prove a discolpa di un suo compare o socio o affiliato che fosse, secondo l’antico detto:

Lu re, li corna li fa ma non li voli fatti!

Una diversa strategia avrebbe richiesto che il sanguecaldo di Alfio si potesse raffreddare per un istante, suggerendogli di denunciare lui stesso l’accaduto, gridandolo pubblicamente:

Ohè, sintiti, sintiti tutti!

Che la gente sentisse! Per ottenere all’istante immediata soddisfazione al cospetto di testimoni volenterosi. Chè sempre si trova qualcuno:

‘A malaerba non mori mai!

Sarebbero stati trovati subito i padrini per entrambe le parti che avrebbero fissato la data e il luogo per un duello riparatore. Così facendo tutto sarebbe rientrato nella norma e solo così, l'orgoglio del figlio del popolo e la levatura sociale del Cavaliere Lentini, avrebbero trovato pace morale e giustizia sociale.

Pace morale e giustizia sociale!

“Chi è, si mangia?” - “No, e neanche si beve!”

 

     Meno male che Alfio non si sia accorto di niente.

Lui, pescivendolo alla pescheria di Catania, nei pressi dell’acqua a linzolo (la fontana dell’Amenano con la caratteristica cascata d’acqua piatta), non essendo uno stratega, non era in grado di attuare una diversa strategia da quella che il cuore e l’istinto gli suggerivano.

Se avesse dato ascolto al calore del sangue e al freddo della terra, avrebbe sventrato all'istante quel dongiovanni di borgata, tirandogli via dalla pancia le sue nobili budella per attaccargliele al collo, lasciandolo poi in quella pozza di sangue che l’amaro destino di entrambi gli commissionava.

Alcune storie obbediscono solo a se stesse e non alla ragione.

Piuttosto, riflettendo su quanto accaduto, si sarebbe potuto pensare:

“Perché Amalia, che pure non aveva mai conosciuto il Cavalier Lentini, aveva sorriso e accettato una avance tanto ardita?”

Forse Amalia avrà lasciato intendere qualcosa…forse…forse, non volendo…probabilmente per caso,… forse avrà inviato qualche segnale equivoco…

Uhm uhm uhm.. di sicuro c’è stata leggerezza o irresponsabilità!

Perché mai un uomo della buona borghesia locale avrebbe dovuto rischiare la vita per un capriccio … e nemmeno per una passione?

Solo per una modesta fragranza di gelsomino?!

                                         O per qualcosa che stava … appena sopra del gelsomino?

E noi sappiamo che la fragranza che stava al di sopra del gelsomino non era modesta! Anzi, era più che sontuosa, morbida, invitante, generosa e …ammaliante.

Ma com’era la fragranza di Amalia?

     La risposta a questa insidiosa domanda non è semplice e potrebbe anche apparire irrispettosa nei confronti di Amalia e delle donne in generale.

Proverò a descriverla, sperando nel perdono femminile, nella comprensione maschile, nella certezza della scienza … e nell’intelligenza delle persone.

      C qualcosa che pulsa nelle vene di tante donne a prescindere dal luogo d’origine, appartenenza di razza e sviluppo sociale.

 Qualcosa che a qualsiasi latitudine scorre sotto la pelle di tante donne e che prende nomi e forme diverse, secondo le rispettive longitudini di appartenenza.

Nella Catania di alcuni decenni fa questa tipologia esistenziale femminile si materializzava in uno sguardo chiamato ladro, esaltato dal quel movimento che i fianchi sviluppavano durante la passeggiata, quando si teneva in mano un mazzetto di gelsomino.

L'assunto filosofico - concettuale che formava il pensiero di questo tipo di donne, poteva essere verbalizzato con la seguente frase:

“Mamma Ciccu mi tocca. Tocchimi Ciccu ca ‘a mamma non c'è!

Inoltre, a causa di un dinamico fattore psico-chimico che influenza l’apparato cerebrale e che si sviluppa fin dalla prima infanzia, a livello embrionale, coinvolgendo, per consueta familiarità, svariati filamenti del DNA, si vengono a creare particolari stati psico-fisici che intervenendo sull’aspetto corporeo, fanno assumere forme piene, tonde e morbide dalle elevate capacità attrattive.

Tali fattori fanno sì che nelle vene di queste persone, femmine per lo più, ma anche di sesso opposto, alcune volte, scorra una sostanza invasiva, che al di là di qualsiasi metafora, si potrebbe definire, senza arrecare offesa ad alcuno, buttanaggine.

Più comprensibile risulta il termine allorquando lo si pronuncia con più b al suo inizio.

Molto di questo sapeva il nostro conterraneo Vitaliano.

Il termine non intende esprimere un giudizio morale, perché non è riferito a coloro che lo fanno per mestiere e nemmeno a quelle categorie di professionisti che quotidianamente si espongono sulle copertine delle riviste o che si affacciano dagli schermi della tivù. Queste ultime categorie, assieme a quelle dei cronisti della politica e del costume, fanno invece derivare la loro bbbbuttanaggine dalla ferrea volontà di volerlo - e doverlo - essere per indole, formazione, versatilità e vocazione.

Come dire: “Lo fai perché ci sei, ci sei nato…è il tuo mestiere e non sai fare altro!”

Nel caso di Amalia, e delle donne a lei simili, la buttanaggine era ed è un pregio; un modus vivendi, a volte invidiato da tante altre donne che, non riuscendo ad imitarle per carenza di fondi o fondamenta (v. Teoria della Gestalt), si rivolgono agli specialisti, sperperando il proprio denaro o quello dei loro mariti, per cure, indumenti e prodotti inutili.

Come dire: “Sordi persi!”

Nel senso che “Cu nasci tunnu non po’ moriri quadratu e cù nasci quadratu non po’ moriri tunnu!”

In altre parole: la bbbbuttanaggini est forma mentis che rinvigorisce gli uccelli perché portatrice di nuova vita. Una Bottas de vita che preannuncia la primavera. Un Dono del cielo, in linea con la natura.

La buttanaggine, in sostanza, è un piacevole gioco cui partecipa chi vuole. Una pratica utile a portare avanti la vita in tutti i sensi.

Senza musica non si canta messa; non si va a ligna senza corda e non si ratta formaggiu senza grattalora.

(non si va a far legna senza la corda, e non si gratta formaggio senza la grattugia)

    Il Cavalier Lentini e Alfio, in realtà, erano parecchio diversi per origini di rango e costumanza quotidiana. Quasi coetanei d’età ma distanti anni luce per abitudini, formazione e maniere.

 

Il Cavaliere Lentini, come tutti i nobili e i borghesi era stato educato a raspare (grattare, graffignare) impunemente dalla vita degli altri.

Alfio, catanese DOCG, era smargiasso, vanitoso, buttava di fuori la triaca e spacchieggiava a destra e a manca. (si dava delle arie)

Per via del sangue e della terra, i destini di questo tipo di uomini, sono segnati fin dalla nascita. Da un punto di vista antropologico se ne potrebbero compilare due liste ben distinte e che, salvo poche eccezioni, possono ricondursi a tipiche tipologie caratteriali. Da queste poi, a seguito degli studi di Lévy-Strauss, Lombroso, Freud e altri, ne scaturiscono una teoria infinita.

 A singole tipologie possono corrispondere determinati mestieri, professioni o modi di essere, come specificato nella seguente tabella*:

 

Tipologia Lentini

Alfio tipology

Maccagnuni

Sautanassi, fossi o bancu

Lima surda

Giniusu - Ginirusu

Muzzicavisuli

Sangusu

Mangia pani a tradimentu

Smaniusu - Vucitaru

Vili – Superbu e Pricchiu

Triacusu

Vagabunnu

Travagghiaturi

Possibili tipologie caratteriali comuni ad entrambi

Spacchi e pirita

Uccalarga o Ucca di cantru

Probabili professioni e mestieri esercitati

Ragiuneri o Latifondista

Chiancheri o Pisciaru

Nutaru, Avvucatu, Assissuri

Fruttaiolu o Gilataru

Parrinu

Luppinaru

*Per comprenderne a fondo il significato si rimanda all’uso di un dizionario dialettale.

e così, dicevamo che mentri lu pasturi si cunta li pecuri davanti, lu lupu si mangia chiddi d'arreri.       (Il lupo mangia le pecore che stanno dietro, mentre il pastore controlla quelle davanti)

 

Il destino fortunamente volle che Alfio, né prima né dopo, si accorgesse di niente, ….“Dopo” significa che al primo bigliettino ne seguirono altri.

 

Alfio andava spesso a pesca e molte volte restava fuori anche di notte, specie quando c’era il passaggio dei masculini d’à ‘trizza, (alici di Acitrezza) mentre Amalia si guardava il passaggio dello stummu c’ù ‘n’occhu! (metafora dello sgombro con un solo occhio centrale e che non è Polifemo)

E poiché “U pisci è pisci, ma ‘a carni è carni”

Amalia rimase ‘ncinta!

                    

E … di conseguenza, Alfio che non era stratega,

non pensò a una strategia diversa dal sangue e dalla terra.

Il Cavaliere dovette mangiare in bianco per tutta la vita, perché gli venne a mancare un pezzo d’intestino.

Nessuno seppe mai chi era stato.

E fu così che la giustizia (!) fece il suo corso

Perché quando essa è circondata dal mare, diventa muta, sorda e invisibile.

  Succede ( e succederà ancora!).

  Succede ( e succederà ancora!).